Peggy, dove sei?

Peggy, dove sei?

Lo so che avrei dovuto pubblicare il seguito dell’articolo di venerdì, però il fine settimana mi ha indotta a rimandarlo a domani.

Ieri sono stata all’inaugurazione di una mostra che consiglio a tutti quelli che abitano in provincia di Padova.
Gruppo Una personale di Andrea Rimondo, che conoscevo solo come scultore (il motivo ve lo racconterò in un ALTRO articolo), ma che ho scoperto essere anche pittore e poeta.

Ho parlato con alcuni dei presenti e siamo giunti alla conclusione che non dovremmo essere noi, con le nostre entrate normali o meno che normali, a frequentare le mostre di questi artisti che sono ancora giovani ma che hanno già acquisito esperienza e spessore.

Questo era il mio dipinto preferito.Albero della vita
Era anche il preferito di mia mamma, di Silvia, di Roberta e di un’altra presente.
Ho detto scherzando: “Dai, facciamo un’asta”. E gli sguardi dicevano tutti: “Eh, magari!”
Per cui ho attaccato con un’altra litania: “Perché non posso essere Peggy Guggenheim?”
Perché queste mostre non possono essere frequentate da mecenati, capitani d’industria, amministratori di fondazioni che possano incoraggiare chi ha talento e farne aumentare le quotazioni?

La risposta l’ho avuta nella notte.
Insomma, comincio ad avere l’impressione che ci sia qualcuno che mi spia durante il giorno e poi mi manda le risposte entro ventiquattr’ore.

Insonne, sulle 3 e mezzo ho acceso la televisione e ho scoperto un programma che non conoscevo: al sabato notte, su Class TV, c’è Top Lot, le aste d’arte più prestigiose in diretta da Christie’s, New York.
Vedere i mercanti d’arte che alzano la paletta a colpi di millemila dollari alla lunga è un po’ noioso, e forse anche un po’ frustrante, alla luce delle considerazioni fatte durante il giorno.
Quello che invece è interessante sono le spiegazioni dei due conduttori, davvero molto competenti in storia dell’arte, vita degli artisti e dinamiche del mercato dell’arte: sapevate che Renoir è meno quotato di altri celebri contemporanei perché è vissuto più a lungo e quindi ha prodotto di più? E che le opere tardive di Schiele sono migliori per merito della gelosia della moglie? E che un Picasso non sempre sale nelle quotazioni, specie se figurativo?
MA SOPRATTUTTO: LO SAPEVATE CHE IL MERCATO DELL’ARTE E’ FLORIDISSIMO, IN CONTROTENDENZA RISPETTO A TUTTO IL RESTO DELL’ECONOMIA REALE?

Io no.
E allora, perché ieri sera alla mostra dov’ero io non c’era nessuna Peggy Guggenheim locale?
Semplicemente perché non siamo americani.
Il conduttore di TopLot ha ben spiegato, sperando che ci potesse essere qualche orecchio che intendesse, che negli USA si possono scaricare interamente dalle tasse le spese per l’arte.
Per cui ogni grossa azienda ha la sua fondazione, possiede una propria collezione privata di opere d’arte, finanzia progetti, sovvenziona musei.
Perché, se l’Italia possiede il 60% del patrimonio artistico mondiale e lo sta lasciando andare in malora per mancanza di fondi, non si attua una politica simile?
(Mi spingo oltre: perché limitarsi all’arte figurativa? Abbiamo teatri che chiudono, attori che espatriano, musicisti che non trovano uno spazio per esibirsi, artigianato artistico a volontà, libri che non si riesce a pubblicare…)

VisoPer le Peggy Guggenheim e non, la mostra di cui vi parlavo è a Este, chiesa di S. Rocco, fino a domenica 2 giugno.
Solo una settimana, perché se sei artista, la sala te la devi pagare. Corrente elettrica a parte.

Peggy, dove sei?

Le foto che ho riportato qui, ovviamente sono di opere di Andrea Rimondo.

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  • stefaniataddeo
    Posted at 19:48h, 26 Maggio Rispondi

    molto interessante!

    • Sara
      Posted at 06:41h, 27 Maggio Rispondi

      Grazie, Stefania!
      Ho scoperto sul tuo blog cose che mi interessano molto da vicino. Piacere! 🙂

  • Gruppo Althedame
    Posted at 08:55h, 05 Giugno Rispondi

    interessante davvero..peccato solo che in questo caso sarà improbabile copiare dagli americani. POVERI italiani!

    • Sara
      Posted at 09:57h, 01 Settembre Rispondi

      Sì, non per essere disfattista, ma è davvero improbabile… Avere tutto questo bendiddio in Italia e non capire che è questo che dobbiamo sfruttare per risollevarci è (giusto per citare un vecchio agente del Laboratorio del Marmo – http://labmarmo.wordpress.com ) come “avere una Ferrari e tenerla chiusa in garage”.
      Mah… parlano tanto del “potere della rete”… Noi ci proviamo a lanciare dei sassolini, hai visto mai…

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