Illustrare “La bambina di ghiaccio”

Illustrare “La bambina di ghiaccio”

Come sono nate le visionarie e raffinate illustrazioni per La bambina di ghiaccio e altre fiabeDaniela Iride Murgia racconta la genesi delle immagini con cui ha dato forma alle suggestioni del testo di Mila Pavićević.

 

Le tecniche normalmente usate da me sono tutte manuali, poi rifinite in digitale per apportare delle correzioni, allo scopo di ingrandire o di rimpicciolire un dettaglio e per altri motivi di praticità. Normalmente amo mischiare, in uno stesso lavoro, un ampio numero di tecniche anche molto diverse fra loro. China, pastello, matita colorata, acquerello, collage, paper cutting, cucito su carta o tela; queste le tecniche che più utilizzo.

Nel caso specifico de La bambina di ghiaccio e e altre fiabe (fatta eccezione per la copertina che ha una parte di disegno realizzato solo a mano) si tratta di dettagli ricavati a partire da incisioni originali dell’ottocento.

Possiedo un piccolo archivio di libri originali dell’ottocento dai quali attingo gelosamente.

Una volta fatta una ricerca approfondita, scansiono il dettaglio che mi interessa, lo rielaboro a mio piacimento, disegnando le parti mancanti o modificandone alcune, sempre con il disegno. Poi assemblo i vari elementi, e cerco di unirli in modo tale che il risultato sia una illustrazione/narrazione compiuta.

Lavoro in modo molto simile a come lavorava il grande Max Ernst, con la differenza sostanziale che Max Ernst era un artista. Inoltre Max Ernst non era uso disegnare sui collage, ma solo assemblarli insieme in modo che costituissero un unicum con le sue visioni surrealiste. Ernst non si accontentava di riposizionare i pezzi del collage, ma li faceva combaciare simbolicamente e tecnicamente. Vale a dire che quando l’artista univa questi ritagli presi da riviste o libri si prendeva cura di congiungerli in un montaggio perfetto che non lasciava alcun segno, a voler sottolineare, a dispetto del laborioso impegno, che quei mondi fossero sempre stati lì, dando l’illusione che quelle immagini surreali avessero una loro intrinseca realtà e qualità pittorica.

Io mi illudo di fare un po’ la stessa cosa, la differenza, nel mio caso specifico, è che si tratta di illustrare un testo, quindi rielaboro l’immagine testuale e la restituisco in maniera visiva rimanendo al servizio, sempre, del lettore.

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