L’Università Cattolica del Sacro Cuore ha pubblicato sul blog del suo Master in Editoria una bellissima intervista sul mestiere del traduttore a Samanta K. Milton Knowles, voce italiana di tantissime autrici e autori nordeuropei e non solo.
Samanta, che per Camelozampa ha tradotto romanzi e albi classici e contemporanei di autori come Astrid Lindgren, Sven Nordqvist, Emma AdBåge, Lena Sjöberg, Cilla Jackert e tanti altri, parla ai ragazzi del Master del difficile mestiere del traduttore, dell’attenzione che va posta nel tradurre soprattutto libri per i più giovani, di linguaggio inclusivo e del diverso modo che Svezia e Italia hanno di rapportarsi all’infanzia.
Dall’intervista:
Tra Svezia e Italia c’è una differenza nel modo in cui si guarda all’infanzia?
Ho come l’impressione che la Svezia sia leggermente più avanti rispetto all’Italia. Nella prima metà del Novecento c’è stata una grande pedagogista, Ellen Key, che ha portato a una visione del bambino come persona: in divenire, certo, ma comunque una persona a tutto tondo. È stato un cambio radicale. […]
E in Italia?
Mi sembra che il bambino venga invece visto o come un piccolo adulto, già completamente inquadrato nelle regole e nel modo di vivere dei grandi, oppure come un soggetto che non capisce, e che quindi va istruito, riempito di nozioni e informazioni e modi di vedere il mondo, perché non è in grado di farlo da solo. Quello che invece hanno fatto la letteratura e la pedagogia in Svezia, a partire da Ellen Key, è stato proprio questo: mettere il bambino al centro.
Non manca ovviamente qualche riferimento alla grande Astrid Lindgren, autrice sulla quale ha basato la sua tesi di laurea e che poi l’ha accompagnata in tutto il suo percorso lavorativo.
Qui l’intervista completa.