
Oggi vi portiamo dietro le quinte di Dove nasco ogni giorno, tra riflessioni, ricordi e immaginazione. Abbiamo intervistato per voi Arianna Papini, autrice e illustratrice del nuovissimo albo illustrato del nostro catalogo, dall’8 maggio in libreria.
Com’è nato questo libro e com’è stato lavorare a questo albo?
Questo libro nasce dall’osservazione del prendersi cura dei piccoli corpi da parte di corpi grandi. Corpi diversi, di cui potevo immaginare il ruolo. È sempre stato struggente per me osservare la dolcezza del piegarsi verso i piccoli. E commovente vedere come tutto ciò che è considerato inutile dalla nostra società diventi indispensabile nella cura dei bambini. Quando sono in viaggio disegno su taccuini e quaderni, con quello che ho. Nelle varie spiagge che ho frequentato negli ultimi anni ho iniziato a ritrarre rapidamente le persone che si prendevano cura dei bambini, semplice grafite su carta. Li allattavano, ci giocavano, stavano accanto a loro in silenzio oppure mostravano loro il mondo con un gesto. Da questi disegni ho immaginato che potesse nascere qualcosa. Ho iniziato a sceglierli. Volevo raccontare quanto l’ideale di famiglia si discosti per fortuna dalla realtà. Il mondo vive e vibra. I modi sono tanti. Ho iniziato a elencare ciò che potevo indovinare esistesse dietro a quelle coppie adulto-bambino. Ho pensato a quanto fosse urgente rendere ai bambini giustizia riguardo alle loro famiglie, spesso non riconosciute, atipiche. Così è nata l’idea.
Le immagini e lo stile visivo sono molto particolari: da cosa dipende questa scelta di puntare su un tratto essenziale?
I disegni sono quelli originali del quaderno del mare. Con le editrici abbiamo deciso così. Mi sono affidata a loro. In genere curo molto le mie illustrazioni. Ma il fatto che a loro piacessero tanto mi ha fatto pensare che forse questa cosa di lasciare un po’ indefiniti i personaggi, con una struttura fresca di incontro, potesse dare luogo a una poetica diversa, molto in sintonia con il contenuto. In realtà il tempo della cura dei bambini è fatto di attimi che immediatamente fuggono. Non si fa in tempo a osservarli che sono già cambiati. In un tempo di terribili guerre e infanzia totalmente negata in molti luoghi del mondo forse questa visione estemporanea degli abbracci può essere davvero la rivoluzione umana che dovremmo fare. Dare valore all’attimo della cura e dimenticare il resto.